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Le malattie legate all' amianto


I danni causati dall’amianto sono ormai ben noti, con patologie croniche ed irreversibili.

Le sue fibre sottili, che tendono a suddividersi longitudinalmente, penetrano nell’organismo attraverso la via digestiva (mangiando, fumando, bevendo in ambianti contaminati, o inghiottendo fibre intrappolate nel muco) e soprattutto attraverso la via respiratoria.

L’inalazione può provocare una serie di effetti nocivi sulla salute umana che si possono sintetizzare in effetti irritativi, capacità fibrogena e potere cancerogeno.

La penetrazione della fibra di amianto nell’apparato respiratorio dipende dalla grandezza e dalla forma; le più piccole e corte, a livello dei bronchioli respiratori, dei dotti alveolari e degli alveoli stessi, penetrano nell’interstizio.

Da qui per via linfatica raggiungono i linfonodi ilari, il grosso intestino e la pleura, mentre le più lunghe si fermano agli alveoli.

La possibilità dell’amianto di produrre patologie sarebbe correlata a tre parametri:

·         dose di esposizione (numero di fibre respirate);

·         durata dell’esposizione (tempo durante il quale si è stati esposti);

·         dimensioni delle fibre (larghezza <3 micron, lunghezza >5 micron).


Fra i quadri patologici legati all’esposizione ad amianto occorre tuttavia distinguere due differenti tipologie:

  • le malattie definibili ’’dose dipendenti’’, in particolare l’asbestosi;
  • le patologie la cui insorgenza non può essere rigidamente associata ad una determinata dose, cioè le patologie tumorali.

L’esposizione all’amianto è associata a malattie dell’apparato respiratorio che hanno quale elemento comune l’insorgenza subdola, dopo molti anni dall’esposizione: da 10 a 15 per l’asbestosi, ma anche da 20 a 40 per le forme tumorali.


L’asbestosi polmonare

L’asbestosi è una grave malattia respiratoria caratterizzata da una fibrosi polmonare progressiva.

Le fibre di amianto, penetrano con l’aria attraverso la bocca e il naso, e procedono fino agli alveoli polmonari provocano, dopo una iniziale fase irritativa (alveolite), una cicatrizzazione (fibrosi) del tessuto polmonare, con conseguente irrigidimento e perdita della capacità funzionale e difficile scambio di ossigeno tra aria inspirata e sangue. Sembra che la crocidolite abbia una pericolosità maggiore, probabilmente per la maggiore rigidità e piccolezza delle fibre. La malattia si manifesta con una sintomatologia causata da dispnea, tosse e dolori toracici, ed evolve, dopo un decorso di durata variabile, verso un progressivo aggravamento che conduce a insufficienza respiratoria con complicanze cardiocircolatorie.

Essendo l’insorgenza ’’subdola’’ e l’evoluzione lenta, per molto tempo la diagnosi è stata posta in fase già avanzata e, pertanto, nell’impossibilità di influenzarne l’evoluzione, anche interrompendo l’esposizione. Si manifesta per esposizioni medio-alte ed è, quindi, una malattia tipicamente professionale, attualmente sempre più rara. Ancora oggi tuttavia vengono diagnosticati nuovi casi di asbestosi, con conseguente denuncia di malattia professionale, riferibili con tutta evidenza a esposizioni massicce dei decenni passati.


Il carcinoma polmonare

Il cancro del polmone, talora associato all’asbestosi, si verifica anche per esposizione a basse dosi. E’ la prima patologia della quale è stata studiata la correlazione con l’esposizione alle fibre di amianto, pur nella difficoltà di precisare il nesso eziologico di una malattia clinicamente indistinguibile da analoghi quadri aventi diversa origine.

Pur se associato anche ad una serie di fattori causali ambientali (cromo, nichel, idrocarburi ecc.) e comportamentali (abitudine al fumo di sigarette), di tale correlazione vi è ormai certezza: una persona esposta ad amianto in modo apprezzabile ha una probabilità di contrarre il tumore del polmone 4 volte superiore a quella di un non esposto. L’associazione fumo-esposizione ad amianto amplifica considerevolmente la possibilità di contrarre la patologia, con una probabilità di ben 90 volte superiore ad un non esposto.

I sintomi possono essere diversi ma, in genere, il decorso è caratterizzato da un progressivo peggioramento delle condizioni generali, con interessamento respiratorio, ed eventuali ulteriori disturbi ad altri organi per la tendenza del tumore a metastatizzare.

 

Il mesotelioma della pleura

Il mesotelioma della pleura è un tumore altamente maligno della membrana di rivestimento del polmone (pleura) che è fortemente associato all’esposizione a fibre di amianto, anche a basse dosi.

In effetti, mentre le prime segnalazioni di mesotelioma (anni ’40-’50) riguardavano casi di comprovata e consistente esposizione professionale, nel corso degli anni sono stati accertati casi riferibili sia a esposizioni professionali limitate nell’entità e nella durata, sia a esposizioni al di fuori dell’ambito professionale, in abitanti in aree prossime a miniere di asbesto o insediamenti industriali che effettuavano lavorazioni a base di amianto, in familiari e conviventi di lavoratori esposti, in casi di ricorrenti contatti con esposti (vi sono, al proposito, segnalazioni riguardanti parrucchieri).

Con minor frequenza il mesotelioma si localizza alle sierose (peritoneale, pericardica, della tunica vaginale de testicolo). Se l’insorgenza di questa neoplasia è lenta, e si manifesta anche dopo 30/40 anni dall’esposizione, il suo decorso è invece rapido, con un progressivo deterioramento delle condizioni generali fino alla morte in meno di un anno.

 

Altre patologie legate all’amianto

Diverse patologie sono state associate alla respirazione di fibre di amianto, tra cui i tumori del tratto gastrointestinale, del laringe, di altre sedi; la questione è attualmente piuttosto controversa.

In merito l’Istituto superiore di Sanità, nell’allegato 3, al D.M. 14 maggio 1996, fa rilevare che studi internazionali su popolazioni esposte ad acque potabili contaminate da amianto, sia provenienti da sorgenti naturali, che dalla cessione da parte di condotte o cassoni in cemento amianto, non hanno fornito una chiara evidenza dell’associazione tra eccesso di tumori e consumo di acqua;

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, relativamente al rischio correlato all’ingestione di fibre conferma che non esiste alcuna prova seria che l’ingestione di amianto sia pericolosa.

 

Epidemiologia delle patologie da amianto: quale futuro?

La messa al bando dell’amianto non significa, purtroppo, cessazione a breve termine dei suoi effetti.

Se la legislazione ha eliminato la possibilità di utilizzare asbesto nel nostro paese, la presenza di tale materiale fibroso è ancora fortissima in ragione del notevole impiego che ne è stato, fin qui, fatto. I prodotti a base di amianto avrebbero comportato in Italia, dal 1973 al 1979, un consumo annuo di fibra grezza tra le 130.000 e le 160.000 tonnellate.

Tale dato è spia della così massiccia presenza del minerale in numerose strutture mobili e fisse, e della possibile dispersione, a distanza di tempo dal suo iniziale impiego, e quindi con il conseguente deterioramento, diventando un vero e proprio problema di igiene industriale. Una recente pubblicazione dell’ISPESL del 1998, che stima le strutture produttive e gli esposti ad amianto, calcola in circa 607.000 le ’’unità locali’’, con 3.470.000 addetti potenzialmente a rischio di patologia da amianto.

In Calabria, secondo detto studio, le aziende con probabile presenza di amianto sarebbero 18.500, e gli addetti circa 51.000.

Tale studio, pur con tutti i limiti del caso, poiché considera ’’esposti’’ tutti i dipendenti di una azienda, senza tenere conto del criterio del D.Lgs. 277/91 e dell’accertamento dei valori limite fissati dalla norma, rende però l’idea della enorme diffusione dei prodotti contenenti amianto.

E’ opportuno ricordare che nell’ultimo ventennio l’esposizione professionale alle fibre di amianto si è progressivamente ridotta, anche per imposizioni legislative riguardanti la tutela dei lavoratori.

Con tale progressiva riduzione la patologia dose-dipendente, tumorale e non, è anch’essa diminuita ed è destinata a ridursi ulteriormente.

Per quanto riguarda l’oggi, e il futuro, il problema reale rimane quello relativo alla comparsa del mesotelioma maligno, per due motivi:

Gli effetti della pregressa esposizione, anche modesta, compaiono dopo alcuni decenni.

Permane il problema dell’amianto utilizzato e degli esiti di possibili esposizioni a bassissime concentrazioni, che si sono avute o si avranno a causa del progressivo degrado dei materiali attualmente in uso.

In linea con quanto si sta assistendo per alcuni paesi industrializzati (Gran Bretagna e Francia) e considerando il periodo di latenza delle patologie da amianto particolarmente lungo, non è difficile prevedere che anche in Italia, paese in passato produttore e tra i maggiori utilizzatori di asbesto, ci si debba attendere una crescita dell’insorgenza dei mesoteliomi, ricollegabile sia a massicce esposizioni professionali pregresse, sia ad esposizioni limitate nell’ambiente di lavoro o di vita.

Ultimo aggiornamento: 10/09/2014 20:22:35


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